Canto V

II Cerchio — I Lussuriosi

Testo originale

Così discesi del cerchio primaio
giù nel secondo, che men loco cinghia,
e tanto più dolor, che punge a guaio.

Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia Personificazione / Similitudine animale Minosseè descritto con verbi animaleschi ("ringhia"), trasformandolo in una belva giudicante più che in un essere umano. :
essamina le colpe ne l'intrata;
giudica e manda secondo ch'avvinghia.

Dico che quando l'anima mal nata
li vien dinanzi, tutta si confessa;
e quel conoscitor de le peccata

vede qual loco d'inferno è da essa;
cignesi con la coda tante volte
quantunque gradi vuol che giù sia messa Allegoria La coda di Minosse diventa lo strumento allegorico del giudizio: ogni giro equivale a un cerchio, traducendo in gesto fisico una sentenza spirituale.
.

Sempre dinanzi a lui ne stanno molte;
vanno a vicenda ciascuna al giudizio;
dicono e odono, e poi son giù volte.

«O tu che vieni al doloroso ospizio»,
disse Minòs a me quando mi vide,
lasciando l'atto di cotanto offizio,

«guarda com'entri e di cui tu ti fide;
non t'inganni l'ampiezza de l'intrare! Antitesi L'ampiezza della porta infernale contrasta con la ristrettezza della salvezza: richiama il passo evangelico "larga è la via che porta alla perdizione". ».
E 'l duca mio a lui: «Perché pur gride?

Non impedir lo suo fatale andare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare Perifrasi Virgilio allude a Dio senza nominarlo: la perifrasi indica la volontà divina come forza suprema e inappellabile.
».

Or incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto Anafora La ripetizione di "or" all'inizio dei versi scandisce il progressivo avvicinarsi al tormento, creando un ritmo incalzante e drammatico.

là dove molto pianto mi percuote.

Io venni in loco d'ogne luce muto Sinestesia Il silenzio attribuito alla luce ("muto") mescola udito e vista: il buio infernale è così totale da essere percepito come un silenzio visivo. ,
che mugghia come fa mar per tempesta,
se da contrari venti è combattuto.

La bufera infernal, che mai non resta,
mena li spirti con la sua rapina Personificazione / Metafora La bufera è personificata come un essere predatore ("rapina") che cattura e trascina le anime, specchio della passione che in vita le aveva travolte.
;
voltando e percotendo li molesta.

Quando giungon davanti a la ruina,
quivi le strida, il compianto, il lamento;
bestemmian quivi la virtù divina.

Intesi ch'a così fatto tormento
enno dannati i peccator carnali,
che la ragion sommettono al talento Antitesi L'opposizione tra "ragion" (intelletto) e "talento" (desiderio/istinto) è il fulcro etico del canto: il peccato è la vittoria dell'impulso sulla guida razionale. .

E come li stornei ne portan l'ali
nel freddo tempo, a schiera larga e piena,
così quel fiato li spiriti mali Similitudine Gli stornelli in stormo nel freddo invernale rendono visivamente la massa indistinta delle anime trascinate dal vento infernale.
;

di qua, di là, di giù, di sù li mena;
nulla speranza li conforta mai,
non che di posa, ma di minor pena.

E come i gru van cantando lor lai,
faccendo in aere di sé lunga riga,
così vid'io venir, traendo guai, Similitudine Le gru che volano in fila cantando i loro lamenti anticipano l'arrivo di Francesca e Paolo, associando il pianto delle anime al verso malinconico degli uccelli migratori.


ombre portate da la detta briga;
per ch'i' dissi: «Maestro, chi son quelle
genti che l'aura nera sì gastiga?».

«La prima di color di cui novelle
tu vuo' saper», mi disse quelli allotta,
«fu imperadrice di molte favelle.

A vizio di lussuria fu sì rotta,
che libito fé licito in sua legge Paronomasia Il gioco fonetico "libito/licito" (desiderio/lecito) denuncia con ironia come Semiramide abbia trasformato per legge il capriccio in norma. ,
per tòrre il biasmo in che era condotta.

Ell'è Semiramìs, di cui si legge
che succedette a Nino e fu sua sposa;
tenne la terra che 'l Soldan corregge.

L'altra è colei che s'ancise amorosa,
e ruppe fede al cener di Sicheo Metonimia "Cener di Sicheo" indica il marito defunto attraverso ciò che rimane dopo la morte: la metonimia rende più patetica la fedeltà tradita anche oltre la vita. ;
poi è Cleopatra`s lussuriosa.

Elena vedi, per cui tanto reo
tempo si volse, e vedi 'l grande Achille,
che con amore al fine combatteo.

Vedi Parìs, Tristano»; e più di mille
ombre mostrommi e nominommi a dito,
ch'amor di nostra vita dipartille Eufemismo "Amor di nostra vita dipartille" è un modo pudico per dire che l'amore fu causa della loro morte. .

Poscia ch'io ebbi il mio dottore udito
nomar le donne antiche e ' cavalieri,
pietà mi giunse, e fui quasi smarrito.

I' cominciai: «Poeta, volontieri
parlerei a quei due che 'nsieme vanno,
e paion sì al vento esser leggeri».

Ed elli a me: «Vedrai quando saranno
più presso a noi; e tu allor li priega
per quello amor che i mena, ed ei verranno».

Sì tosto come il vento a noi li piega,
mossi la voce: «O anime affannate,
venite a noi parlar, s'altri nol niega!».

Quali colombe dal disio chiamate
con l'ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l'aere dal voler portate Similitudine Le colombe che volano verso il nido trasmettono dolcezza e slancio: Dante attribuisce queste qualità a Francesca e Paolo nel loro avvicinarsi.
;

cotali uscir de la schiera ov'è Dido,
a noi venendo per l'aere maligno,
sì forte fu l'affettuoso grido.

«O animal grazioso e benigno
che visitando vai per l'aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,

se fosse amico il re de l'universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi c'hai pietà del nostro mal perverso.

Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che 'l vento, come fa, ci tace.

Siede la terra dove nata fui
su la marina dove 'l Po discende
per aver pace co' seguaci sui.

Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende Anafora / Citazione stilnovista Prima delle tre terzine anaforiche su "Amor". Il verso riprende quasi alla lettera Guinizzelli ("Al cor gentil rempaira sempre amore").
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.

Amor, ch'a nullo amato amar perdona Anafora / Sentenza Seconda terzina anaforica. La sentenza sull'amore è usata da Francesca per giustificare la propria colpa: una captatio benevolentiae retorica. ,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.

Amor condusse noi ad una morte Anafora / Climax tragico Terza e conclusiva terzina anaforica. L'amore, da forza nobile, diventa causa di morte: il climax porta alla rivelazione dell'omicidio con fredda inevitabilità. :
Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte.

Quand'io intesi quell'anime offense,
china' il viso e tanto il tenni basso,
fin che 'l poeta mi disse: «Che pense?».

Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo! Ossimoro "Dolci pensier" e "doloroso passo" contrappongono la dolcezza dell'amore e la tragedia della morte in una sintesi straziante.
».

Poi mi rivolsi a loro e parla' io,
e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.

Ma dimmi: al tempo d'i dolci sospiri,
a che e come concedette Amore
che conosceste i dubbiosi disiri?».

E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria Sentenza Una delle sentenze più celebri della Commedia, ripresa da Boezio. La memoria della felicità passata acuisce il dolore presente.
; e ciò sa 'l tuo dottore.

Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.

Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse Antonomasia Il libro di Lancillotto diventa "Galeotto" (il personaggio che favorì l'incontro tra Lancillotto e Ginevra): per antonomasia, ogni intermediario amoroso prenderà questo nome. :
quel giorno più non vi leggemmo avante».

Mentre che l'uno spirto questo disse,
l'altro piangea; sì che di pietade
io venni men così com'io morisse.

E caddi come corpo morto cade Figura etimologica "Caddi / cade" chiude il canto con un martellamento fonico che mima la caduta. Lo svenimento di Dante sigilla la sua totale immedesimazione nel dolore di Francesca. .

©crediti

Html principale: Bottos Laura e Carrer Elia

Html dei canti e parafrasi: Bogoslov Darius

Ricerca dei contenuti: Bogoslov Darius e Laura Bottos

Stile delle pagine Bottos Laura

Template creato da Matteo Cescut e Nicolas Samson

Colori pagina e integrazione navbar/footer gestiti da Luca Perin