Inferno · IX Cerchio · Cocito

CANTO XXXIII

La Torre della Fame — Il Conte Ugolino

Numero del Canto XXXIII · Inferno
Personaggi principali Ugolino · Ruggieri · Frate Alberigo · Branca Doria
Cerchio e zona IX Cerchio — Antenora / Tolomea
Peccato Tradimento della patria e degli ospiti
Pena Immersi nel ghiaccio del Cocito fino al viso
Contrappasso Chi tradì con freddezza è congelato per l'eternità

RIASSUNTO IN ITALIANO

Zona: Cocito — Antenora / Tolomea

Il canto si apre con una scena quasi insopportabile: il Conte Ugolino, conficcato nel ghiaccio del Cocito, interrompe il suo gesto di rodere il cranio dell'Arcivescovo Ruggieri per rivolgersi a Dante. Quello che segue è uno dei racconti più famosi di tutta la Commedia — la storia della Torre della Muda, dove Ugolino fu rinchiuso con i figli e i nipoti e lasciato morire di fame. Dante ascolta in silenzio, poi si scaglia con una delle invettive più aspre del poema contro la città di Pisa, colpevole di aver condannato a morte dei bambini innocenti.

Nella seconda parte del canto Dante entra nella Tolomea, dove vengono puniti i traditori degli ospiti. Qui scopre qualcosa di ancora più inquietante: i peccatori di questa zona sono così gravi che la loro anima precipita all'Inferno ancora prima della morte — il corpo sulla terra viene abitato da un demonio fino alla fine naturale della vita.

ENGLISH SUMMARY

Count Ugolino stops gnawing the Archbishop's skull to tell his story: locked in a tower with his children and grandchildren, he watched them die of starvation one by one. He closes with the famous ambiguous line about hunger overcoming grief. Dante then unleashes a furious curse on Pisa for killing innocents. Moving deeper into Ptolomea, he discovers that traitors of guests are punished so severely that their souls fall to Hell the moment they betray — a demon takes over their body on Earth until natural death.

PERSONAGGI

PERSONAGGIO IMMAGINE DESCRIZIONE
Dante Alighieri Dante Alighieri Sandro Botticelli, Ritratto di Dante, 1495, Ginevra Poeta fiorentino (1265–1321), protagonista del viaggio nell'aldilà. In questo canto non è solo testimone: ascolta la storia di Ugolino con evidente commozione, poi esplode nell'invettiva contro Pisa. È uno dei momenti in cui Dante lascia più spazio alle proprie emozioni.
Il Conte Ugolino Il Conte Ugolino Il conte Ugolino (dai Frammenti di fisiognomica di J. K. Lavater) Nobile pisano (1220 ca.–1289), capo ghibellino poi passato ai guelfi, traditore a sua volta prima di essere tradito. Ruggieri lo fece murare nella Torre della Muda con i figli. Nel canto morde il cranio del suo nemico per l'eternità — una punizione che lui stesso sembra quasi scegliere, tanta è la sua ossessione per l'odio.
Ruggieri degli Ubaldini Ruggieri degli Ubaldini Autore ignoto Arcivescovo di Pisa, il principale responsabile della morte di Ugolino. Non parla mai nel canto — è solo vittima silenziosa del tormento eterno. Paradossalmente la sua condanna è doppia: subire la vendetta di Ugolino e non poter nemmeno difendersi.
Virgilio Virgilio Immagine giovanile del poeta Virgilio, di profilo con la corona di alloro, autore ignoto. Poeta latino (70–19 a.C.), guida di Dante. In questo canto resta in secondo piano: è Ugolino a dominare tutta la scena.

TERZINE FONDAMENTALI

Inf. XXXIII, 1–3

«La bocca sollevò dal fiero pasto / quel peccator, forbendola a' capelli / del capo ch'elli aveva di retro guasto»

L'inizio del canto non lascia respiro. Dante non introduce Ugolino con una descrizione — lo mostra direttamente mentre morde. Il gesto di pulirsi la bocca coi capelli del nemico è uno dei dettagli più brutali di tutto l'Inferno, e credo sia proprio questo che rende la scena così efficace: non c'è retorica, solo un'immagine fisica che dice tutto.

Inf. XXXIII, 49–51

«Io non piangëa, sì dentro impetrai: / piangevan elli; e Anselmuccio mio / disse: "Tu guardi sì, padre! che hai?"»

Qui secondo me sta il momento più potente. Ugolino è paralizzato dal dolore, ma i figli continuano a sperare, continuano a chiedergli spiegazioni. Il diminutivo «Anselmuccio» spezza il ritmo e la distanza: per un attimo non è più un personaggio storico, è un bambino che chiede aiuto a suo padre. È il tipo di dettaglio che Dante usa raramente, e proprio per questo funziona.

Inf. XXXIII, 73–75

«già cieco, a brancolar sovra ciascuno, / e due dì li chiamai poi che fur morti. / Poscia, più che 'l dolor, poté 'l digiuno»

Il verso finale («più che 'l dolor, poté 'l digiuno») è probabilmente il più discusso della Commedia. Dante non dice cosa ha fatto Ugolino dopo la morte dei figli — lascia aperta la domanda più atroce. I critici discutono da secoli se Ugolino si sia cibato dei loro corpi. Io penso che l'ambiguità sia voluta: Dante vuole che il lettore se lo chieda, e non rispondere è più inquietante di qualsiasi risposta.

Figura retorica principale

Metafora

«Io non piangëa, sì dentro impetrai»

La metafora («impetrai» = diventai pietra) trasferisce un significato senza usare «come».

CONTRAPPASSO

Il contrappasso di Ugolino è costruito con una logica precisa. Lui, che fu rinchiuso e lasciato morire in una prigione di ghiaccio — nel senso di freddo abbandono e indifferenza — è ora intrappolato fisicamente nel ghiaccio di Cocito per l'eternità. Non può muoversi, non può fuggire dal proprio odio, non può fare altro che continuare a mordere il cranio di chi lo ha tradito. C'è anche una certa ironia nel fatto che Ugolino stesso fu accusato di tradimento: non è l'innocente che sembra nel racconto. Dante lo mette all'Inferno, non in Purgatorio.

Conte Ugolino nella torre Giuseppe Dotti, Conte Ugolino nella torre, 1831–1836

TEMA CENTRALE / ATTUALIZZAZIONE

Quello che ha colpito di più in questo canto è che la storia di Ugolino non parla davvero di lui — parla dei suoi figli. Loro non hanno tradito nessuno. Muoiono per colpe che non sono le loro, vittime di una guerra politica che li sovrasta completamente. È questa la parte che Dante fa emergere con più forza, e che ancora oggi ha senso.

Pensando alle immagini dei conflitti attuali — Gaza, l'Ucraina, tante altre zone di guerra — il meccanismo è lo stesso: i bambini pagano le conseguenze di decisioni prese dagli adulti. Non è un paragone forzato: è anche per questo che Dante riesce ancora a parlare a temi attuali, anche dopo settecento anni.

Bambini palestinesi tra le macerie Bambini palestinesi tra le macerie della Striscia di Gaza, 2024

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