Inferno · VII Cerchio · Selva dei Suicidi

CANTO XIII

La Selva dei Suicidi — Pier delle Vigne

Numero del Canto XIII · Inferno
Personaggi principali Pier delle Vigne · Iacopo da Sant'Andrea · Virgilio
Cerchio e zona VII Cerchio — Secondo Girone
Peccato Suicidio e scialacquamento dei beni
Pena Trasformati in alberi tormentati dalle Arpie; scialacquatori inseguiti da cagne nere
Contrappasso Chi rifiutò il corpo è imprigionato in un tronco; chi dilapidò è dilaniato come fece coi suoi beni

RIASSUNTO IN ITALIANO

Zona: VII Cerchio — Secondo Girone

Dante e Virgilio entrano nella selva dei suicidi, dove le anime sono trasformate in alberi. Virgilio invita Dante a spezzare un ramo e, una volta fatto, l'albero sanguina e parla: si tratta di Pier delle Vigne, che racconta la sua storia e spiega la pena dei suicidi: trasformarsi in alberi e arbusti senza avere più il corpo che avevano rifiutato in vita. Dopo il suo racconto, compaiono due scialacquatori in fuga, inseguiti da cagne che alla fine li sbranano. Durante la fuga i due rompono i rami di un cespuglio che rivela di essere Iacopo da Sant'Andrea, un fiorentino che si tolse la vita.

ENGLISH SUMMARY

Dante and Virgil enter the forest of the suicides, where the souls are transformed into trees. Virgil tells Dante to break a branch, and when he does, the tree bleeds and begins to speak. It is Pier delle Vigne, who tells his story and explains the punishment of the suicides: transforming into trees and bushes without ever having the human body they rejected in life. After his tale, two prodigals appear, chased by black dogs. In the chase, the prodigals break the branches of a bush, which reveals itself to be Iacopo da Sant'Andrea, a Florentine who took his own life.

PERSONAGGI

PERSONAGGIO IMMAGINE DESCRIZIONE
Dante Alighieri Dante Alighieri Sandro Botticelli, Ritratto di Dante, 1495, Ginevra Poeta fiorentino (1265–1321), protagonista del viaggio. Spezza il ramo di Pier delle Vigne, ignaro che si tratti di un'anima dannata, e ne rimane profondamente turbato.
Virgilio Virgilio Immagine giovanile del poeta Virgilio, di profilo e con la corona di alloro, di autore ignoto. Poeta latino (70–19 a.C.), guida e maestro di Dante. Invita intenzionalmente Dante a spezzare il ramo per fargli capire la natura della punizione.
Pier delle Vigne Pier delle Vigne Busto di Pier delle Vigne proveniente dalla Porta di Capua (1234–1239) Consigliere di Federico II (1190 ca.–1249), accusato ingiustamente di tradimento. Si suicidò dopo essere stato imprigionato e accecato. Nel canto è un albero che sanguina e parla.
Iacopo da Sant'Andrea Iacopo da Sant'Andrea Autore ignoto Nobile veneziano scialacquatore, si tolse la vita nella propria casa. Nel canto è il cespuglio devastato dai due dannati in fuga.
Uno scialacquatore Scialacquatore G. Stradano, La selva dei suicidi, 1587 Dannato non identificato, inseguito e dilaniato dalle cagne nere. Viene sbranato davanti agli occhi di Dante.

TERZINE FONDAMENTALI

Inf. XIII, 1–3

«Non era ancor di là Nesso arrivato, / quando noi ci mettemmo per un bosco / che da neun sentiero era segnato»

L'inizio del canto è radicalmente diverso dagli altri: nessun dannato visibile, nessuna voce umana. Solo una selva senza sentieri. Il disorientamento spaziale diventa metafora del peccato del suicidio: la perdita della via, dell'orientamento morale.

Inf. XIII, 31–33

«Allor porsi la mano un poco avante, / e colsi un ramicel da un gran pruno; / e 'l tronco suo gridò: "Perché mi schiante?"»

Il momento più violento e perturbante del canto. Il grido improvviso del tronco spezza ogni attesa del lettore. Dante compie il gesto per obbedienza al maestro, non per crudeltà — eppure il dolore provocato è reale e immediato.

Inf. XIII, 62–63

«Uomini fummo, e or siam fatti sterpi: / ben dovrebb'esser la tua man più pia»

Pier delle Vigne rivendica la propria umanità pur nella forma vegetale. Il contrasto tra "uomini fummo" e "siam fatti sterpi" racchiude l'intera tragedia del suicidio: la rinuncia volontaria alla propria natura umana, punita con la perdita permanente di essa.

Inf. XIII, 70–72

«L'animo mio, per disdegnoso gusto, / credendo col morir fuggir disdegno, / ingiusto fece me contra me giusto»

Il verso più denso del canto. Pier delle Vigne riconosce lucidamente il proprio errore: cercando di fuggire l'ingiustizia altrui con il suicidio, si è fatto ingiusto verso se stesso. Una riflessione morale di straordinaria profondità psicologica.

Figura retorica principale

Antitesi

«Uomini fummo, e or siam fatti sterpi»

L'antitesi accosta due termini o concetti opposti per creare un contrasto netto ed espressivo.

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CONTRAPPASSO

La punizione dei suicidi è speculare al loro peccato con logica inflessibile: coloro che rifiutarono il proprio corpo vengono privati di esso per sempre, imprigionati in un tronco che non possono abbandonare. Le Arpie li tormentano strappando le foglie — ogni ferita è dolore e voce, l'unico modo in cui possono ancora esprimersi. Gli scialacquatori, che dilaniarono i propri beni, vengono a loro volta dilaniati da cagne nere, in un eterno ribaltamento della violenza che esercitarono.

La selva dei suicidi Tommaso De Vivo, La selva dei suicidi, 1833

TEMA CENTRALE / ATTUALIZZAZIONE

Questo canto affronta il suicidio come forma di violenza contro se stessi, ma Dante lo fa con rara compassione: Pier delle Vigne è presentato con rispetto, la sua storia è una storia di ingiustizia subita. La domanda che il canto pone è ancora attuale: quanto le pressioni esterne — calunnie, isolamento, esclusione — spingono qualcuno verso una scelta irreversibile? Oggi i social amplificano in modo spropositato le accuse e il bullismo, portando le vittime allo stesso punto limite che Pier delle Vigne raggiunse nel XIII secolo.

Tema attuale Il tema del bullismo e dell'isolamento sociale.

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