Inferno · Settimo Cerchio

Canto XV

Testo Completo

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«Siete voi qui, ser Brunetto?»
«O figliuol mio…»

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v. 1
vv. 1-9
1
Ora cen porta l’un de’ duri margini; e ’l fummo del ruscel di sopra aduggia, sì che dal foco salva l’acqua e li argini.
4
Quali Fiamminghi tra Guizzante e Bruggia, temendo ’l fiotto che ’nver’ lor s’avventa, fanno lo schermo perché ’l mar si fuggia;
7
e quali Padoan lungo la Brenta, per difender lor ville e lor castelli, anzi che Carentana il caldo senta:
vv. 10-21
10
a tale imagine eran fatti quelli, tutto che né sì alti né sì grossi, qual che si fosse, lo maestro félli.
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Già eravam da la selva rimossi tanto, ch’i’ non avrei visto dov’era, perch’io in dietro rivolto mi fossi,
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quando incontrammo d’anime una schiera che venian lungo l’argine, e ciascuna ci riguardava come suol da sera
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guardare uno altro sotto nuova luna; e sì ver’ noi aguzzavan le ciglia come ’l vecchio sartor fa ne la cruna.
vv. 22-51
22
Così adocchiato da cotal famiglia, fui conosciuto da un, che mi prese per lo lembo e gridò: "Qual maraviglia!".
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E io, quando ’l suo braccio a me distese, ficcaï li occhi per lo cotto aspetto, sì che ’l viso abbrusciato non difese
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la conoscenza süa al mio ’ntelletto; e chinando la mano a la sua faccia, rispuosi: "Dante siete voi qui, ser Brunetto Latini Maestro e guida culturale di Dante. ?"
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E quelli: "O figliuol mio, non ti dispiaccia se Brunetto Latino un poco teco ritorna ’n dietro e lascia andar la traccia".
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I’ dissi lui: "Quanto posso, ven preco; e se volete che con voi m’asseggia, faròl, se piace a costui che vo seco".
37
"O figliuol", disse, "qual di questa greggia s’arresta punto, giace poi cent’anni sanz’arrostarsi quando ’l foco il feggia.
vv. 40-72
40
Però va oltre: i’ ti verrò a’ panni; e poi rigiugnerò la mia masnada, che va piangendo i suoi etterni danni".
43
Io non osava scender de la strada per andar par di lui; ma ’l capo chino tenea com’uom che reverente vada.
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El cominciò: "Qual fortuna o destino anzi l’ultimo dì qua giù ti mena? e chi è questi che mostra ’l cammino?"
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"Là sù di sopra, in la vita serena", rispuos’io lui, "mi smarri’ in una valle, avanti che l’età mia fosse piena."
52
Pur ier mattina le volsi le spalle: questi m’apparve, tornand’ïo in quella, e reducemi a ca per questo calle."
vv. 55-90
55
Ed elli a me: "Se tu segui tua stella, non puoi fallire a glorïoso porto, se ben m’accorsi ne la vita bella;
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e s’io non fossi sì per tempo morto, veggendo il cielo a te così benigno, dato t’avrei a l’opera conforto.
61
Ma quello ingrato popolo maligno che discese di Fiesole ab antico, e tiene ancor del monte e del macigno,
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ti si farà, per tuo ben far, nimico; e ’l villan la sua marra".
vv. 91-136
67
"Se fosse tutto pieno il mio dimando", rispuos’io lui, "voi non sareste ancora de l’umana natura posto in bando;
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ché ’n la mente m’è fitta, e or m’accora, la cara e buona imagine paterna di voi quando nel mondo ad ora ad ora
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m’insegnavate come l’uom s’etterna: ciò che narrate di mio corso scrivo, e serbolo a chiosar con altra schiera.
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Non è nuova a li orecchi miei tal arre: però giri Fortuna la sua rota come le piace, e ’l villan la sua marra".
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Poi si rivolse, e parve di coloro che corrono a Verona il drappo verde, e parve di costoro
Fine del Canto
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Crediti

Pagina realizzata da Matteo Cescut, Nicolas Samson, Davide Firrera e Leonardo Madaro

Testi a cura di Davide Firrera e Leonardo Madaro

Grafica curata da Matteo Cescut e Nicolas Samson

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